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Frida ♠ di Julie Taymor

(Frida Khalo)

Frida ♠ di Julie Taymor LA TRAMA DEL FILM:




Dal complesso rapporto di Frida col suo mentore e marito, alla controversa relazione con Leon Trotskij, fino alle storie provocatoriamente romantiche con le donne: una rivoluzionaria nella politica, nell'arte e nel sesso.

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- Frida Khalo (USA)

Soggetto/Original Story
• dal libro “Frida” di Hayden Herrera

Sceneggiatura/Screenplay
• Edward Norton
• Rodrigo Garcia
• Clancy Sigal

Fotografia/Cinematography
• Rodrigo Prieto.

Scenografia/Production Design
• Elliot Goldenthal.

Costumi/Costume Design
• Bernardo Trujillo.

Montaggio/Film Editing
• Julie Weiss.

Genere/Genre
• biografia / dramma


Biografica della pittrice messicana Khalo, 1907-1954, una pasionaria comunista e una accesa proto-femminista, con una vita affettiva intensa e scandalosa e un corpo segnato dal dolore e dalla malattia.

Selma Hayek ha fregato sullo spunto Jennifer Lopez, che era in pool position per interpretare un film biografico su Frida Khalo.
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Il film ha vinto 2 Premi Oscar (le candidature erano per 4 Premi Oscar, di cui uno all’attrice protagonista Salma Hayek, candidata anche al Golden Globe; in tutto il film ha vinto 14 premi e ricevuto 28 nominations.
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Presentato alla Mostra di Venezia 2002 (Sez. Controcorrente)

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<< Dal complesso e profondo rapporto con il mentore e marito Diego Rivera all'illecita e controversa relazione con Leon Trotskij, fino alle storie provocatoriamente romantiche avute con le donne, Frida Kahlo ha vissuto la vita coraggiosa e priva di compromessi di una rivoluzionaria della politica, dell'arte e del sesso>> (brochure 59^ Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia)

<< (…) film controverso, che vuole semplificare una personalità pericolosa da afferrare - (…) come le altre due proposte di «Controcorrente», Lilia forever e Rosa la cinese, sono commuoventi o sadiche odissee di ragazze stritolate a fuoco lento dalla vita e dai maschi pesanti e orridi che hanno ingombrato il secolo scorso (senza ancora togliersi di mezzo). Insomma. Uno sbarramento di donne estreme, affascinanti e egemoni (fino al martirio) mandate in avanscoperta da un «cervello» coraggiosamente maschio, se non «macho» (...) Il film d'apertura, biografia di artista, è Frida, il Messico anni '25/'40, le avanguardie, Parigi, l'America, le speranze rivoluzionarie, l'infelicità fisica e psicologica di una pittrice che penetra nelle sue tele. E che da lì urla in «prima persona singolare femminile». (…) Salma Hayek per trasmettere la pericolosità sociale di questa donna agli americani per tutto il film cerca di imitare Winona Ryder. (…) i quadri del film (per questione di diritti) sono tutti dei falsi, il che permette alla regista, di giocare con la sua star, gettandola nei quadri e animando (in modo naif) i suoi autoritratti per nulla ingenui; o aprire d'improvviso siparietti cubisti o futuristi; o rendere omaggi dadà perfino anacronistici e banali a King Kong o tentare il remake del teatrino macabro animato di Eisentein. Creando insomma un set pazzo, irrealistico e postmoderno dentro il quale stabilire alcuni rapporti d'amore e complicità tra lei e la pittrice messicana (le due Frida?) e far intrufolare in maniera indolore i sosia del marito Diego Rivera (Alfred Molina), Josephine Backer, David Alfaro Siqueiros (Antonio Banderas), Nelson Rockefeller (Edward Norton), Jacqueline Breton e consorte, Pablo Picasso, Natalia e Leon Trostzky (Geoffrey Rush), Tina Modotti (Ashley Judd)... Responsabile Julie Taymor, la stravagante cineasta americana che in Titus aveva separato tra laziali biancocelesti e romanisti giallorosse le fazioni dell'antico impero in lotta, cercando di semplificare il più sanguinario dei drammi di Shakespeare. E che si misura questa volta con un personaggio storico più vicino a noi, la pittrice pluri-rivoluzionaria messicana (nella vita, nella politica, nell'arte, nel sesso) Frida Kahlo, amante di Trotzsky e Jacqueline Breton, brutalizzata da un camion da giovane ma capace col pennello di dipingere quadri-pallottole di dolcissima bellezza (che Edward G.Robinson, palato fine, comprò per 200 dollari e Parigi la snob ignorò). Certo Taymor, cercando di semplificare una personalità così pericolosa da afferrare, deve complicare inutilmente le cose scendendo a patti con l'immaginario esotico che Hollywood si vanta di maneggiare con violenza. Il buon Gregory Nava (uno sceneggiatore) non basta a responsabilizzare uno rifiutato dal brasiliano Walter Salles. Soprattutto dopo che a questa magnifica pittrice che ha saputo ridare colore al comunismo, il messicano Paul Leduc e i britannici Laura Mulvey e Peter Wollen, resero veri omaggi oltre 10 anni fa. >> (Roberto Silvestri, quotidiano Il Manifesto)

<< Vestita di veli rosa, piccola di statura, ma ferrea nelle scelte, Salma Hayek è la prima star della Mostra. E lo è con il suo film più voluto e meno hollywoodiano, anche se finanziato dalla Miramax. E per metterlo insieme ci ha messo undici anni: «Il giorno in cui abbiamo cominciato a girare Frida è stato il giorno più bello della mia vita» - dice - e si capisce il perché. È stata sul punto di girarlo altre volte, poi l'hanno fermata, poi si è fermata lei: «Era tutto pronto, ma sentivo che c'era qualcosa che non andava e io sono una perfezionista e così sono andata alla Miramax e abbiamo ricominciato da capo». Alla fine è arrivata Julie Taymor come regista (quella di Titus) e il progetto ha preso corpo definitivamente. «È da quando avevo 14 anni - dice Salma Hayek - che sono innamorata del personaggio di Frida Kahlo. Una grande pittrice, ma soprattutto una donna eccezionale in un Messico altrettanto eccezionale, che era diventato un centro culturale e politico di importanza mondiale. In quegli anni erano arrivati intellettuali e artisti da tutta l'Europa, il livello artistico era straordinario, le discussioni politiche continue e questo Messico io volevo raccontare, perché ci si ricordasse che c'è stato un Messico così e che ci sono state donne così, capaci di lottare, di amare, di restare sempre e comunque indipendenti e libere». E per questo il progetto era di difficile realizzazione, «avete presente, una comunista, un po' lesbica e pure messicana», ma Salma ha giocato le sue carte: «Mi sono fatta strada a Hollywood con personaggi di donna fatale, perché era l'unico modo, come messicana, di farmi strada, ma è grazie a questo che ho potuto fare questo film». La difficoltà era quella di evitare il film biografico e questo ha anche allungato i tempi. «Si trattava - dice Salma - di trovare un'idea giusta, perché anche se Frida è al centro del film, il film doveva essere altro da lei, come Amadeus non è un film su Mozart». E alla fine è diventato un film sull'amore e sul resistere al dolore. “Abbiamo scoperto cose su Frida - dice Salma - assolutamente terribili. Abbiamo visto analisi mediche agghiaccianti, mai comparse nelle sue biografie, che poi non abbiamo voluto mettere nel film, per non esasperarlo, ma che ci hanno aiutato a capire”. E a raccontare. «Per fortuna - dice la regista Julie Taymor - Frida ha raccontato la sua vita nei suoi quadri, e così abbiamo potuto seguire quelli restando in bilico tra realismo e surrealismo. Non avrei potuto fare altrimenti, perché il peso dei personaggi reali messi in scena era tale che mai e poi mai avrei potuto farne un film storico. Dunque siamo fedeli ai fatti, ma tutto è riletto attraverso la soggettività di Frida». Una soggettività fatta di sbalzi enormi, di momenti di grande felicità e di insostenibile dolore, tutto esibito con una forza che ne ha fatto un mito. (…) >> (Nicolò Menniti Ippolito , quotidiano Il Manifesto)

<< Pare che Diego Rivera amasse molto di sua moglie quelli che lui chiamava «baffi alla Zapata», e che, quando lei una volta se li rasò, come un giovanotto, lui si fosse molto infuriato. Ma al cinema c'è un limite a tutto: e se Salma Hayek, per assomigliare il più possibile a Frida Kahlo, è arrivata a disegnarsi sopracciglioni neri uniti sopra il naso, ai baffi, sia pure a malincuore, ha dovuto rinunciare. Forse gli americani non conoscono il nostro detto, donna baffuta è sempre piaciuta. E così come interprete di Diego Rivera è stato scelto Alfred Molina: robusto sì, ma non «un vecchio pancione, sporco e di orribile aspetto» come lo descrivevano i suoi amici. Perché anche le spettatrici vogliono la loro parte, e il diritto di sognare almeno un po'. Sono particolari senza importanza, ma purtroppo in un film come Frida, sono un piccolo segnale di come sarebbe meglio per il cinema lasciar perdere le biografie di celebrità, in particolar modo se queste celebrità sono artisti, e ancor peggio se questi artisti sono anche rivoluzionari: i rivoluzionari, si sa, vengono sempre male sullo schermo, soprattutto se a proporceli sono produttori e registi americani. (…) «Conosco i pericoli delle cinebiografie, sono quasi sempre noiose e finte, ma io pensavo a un film come "Amadeus", il cui tema è l'invidia, non la vita di Mozart. Così il nostro film non è la biografia di Frida Kahlo, ma una stupenda storia d'amore, quella tra lei e il suo due volte marito, il pittore di murales Diego Rivera. Amo da sempre questi due grandi artisti e la loro focosa, trasgressiva esistenza. Sono messicana e volevo soprattutto raccontare un periodo esaltante per la nostra gente, quello della rivoluzione e delle grandi speranze, quando tra il Messico e il resto del mondo si era creato un ponte di solidarietà e fratellanza, arrivavano da noi grandi personalità dell'arte e della politica e i nostri artisti erano invitati a Parigi e a New York». (….) La regista Julie Taymor è riuscita comunque dove di solito i film fanno figuracce: a far coincidere, a sovrapporre l'opera della pittrice messicana con la sua vita, attraverso la serie ossessiva dei suoi autoritratti che raccontano la storia della sua sofferenza fisica e delle sue passioni d'amore, (tantissime, altro che quelle due o tre del film), del suo impegno politico e dei suoi pensieri di morte, dei suoi aborti e della sua dipendenza dal marito. Frida insomma ci ha già lasciato una sua ricchissima, incantevole, talvolta sgradevole autobiografia, forse è stato un azzardo non accontentarsene.>> (Natalia Aspesi, quotidiano La Repubblica, Venezia 2002)

<< La casa di Julie Taymor riflette fedelmente il talento poliedrico di una regista capace di combinare la sperimentazione con le esigenze globali della Walt Disney, e lo studio meticoloso di una cultura con le imprescindibili pressioni hollywoodiane. I cimeli dei viaggi in Messico e in Asia, i poster degli spettacoli realizzati con budget minimalisti e investimenti miliardari testimoniano la crescita irresistibile di una personalità che ha dedicato la propria vita all'arte (…) «Finora non mi era capitato di realizzare un progetto che non avessi pensato io», dice mentre prepara un caffè nel suo attico con vista sulla downtown di Manhattan. «Mi aveva sempre affascinato il personaggio di questa artista carnale, segnata in ogni momento dal dolore, ma non avevo mai pensato di farne un film. Se Frida esiste lo devo a Salma Hayeck, e al modo con cui ha saputo raccontarmi chi fosse e cosa significasse per la sua cultura. La prima volta che è venuta a trovami è rimasta a parlarne per oltre due ore. Il suo tono mescolava la passione alla commozione, e non riuscivo a credere che questa attrice di successo avesse dedicato sei anni della sua vita per vedere realizzato un film in cui credeva. Fino a quel momento non avevo seguito particolarmente la sua carriera, e non ricordavo una emozione simile trasferita sullo schermo. Sono rimasta colpita dal suo carisma, e dalla sua enorme sensualità. Ricordo che non appena se ne andò commentai con mio marito che uno degli elementi più interessanti del progetto poteva essere proprio far conoscere al pubblico questo talento e questa passione inespressa». (…) Certamente: in Frida non avevamo un budget per ricreare la New York dei tempi dell'artista, e così ho inventato un montaggio che mescola finto repertorio con alcune scene di film che lei aveva visto in quegli anni, come King Kong. E’ uno dei dettagli di cui sono più contenta, credo rispecchi la sua personalità artistica attraverso una scelta puramente creativa. Se avessi avuto il budget per ricreare la città realisticamente, probabilmente avrei sentito meno stimoli, e sospetto che il risultato artistico sarebbe stato inferiore». (…) >> (Antonio Monda)


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Il film ha vinto 2 Premi Oscar (le candidature erano per 4 Premi Oscar, di cui uno all’attrice protagonista Salma Hayek, candidata anche al Golden Globe; in tutto il film ha vinto 14 premi e ricevuto 28 nominations.
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Presentato alla Mostra di Venezia 2002 (Sez. Controcorrente)

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> passaggi TV: 2005... Sky Cinema
> passaggio/i TV: 20/07/2010 - Sky > passaggio/i TV: 08/03/2011 - Premium

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(*) E' possibile, per motivi da valutare, una visione privata della copia in DVD di questo film in nostro possesso (inutile chiederci copia di questo come di qualsiasi altro DVD della nostra discoteca, non ne possediamo i diritti.) (scavuzzo@cinemadonna.it)
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Con: .
• Salma Hayek (Frida Kahlo)
• Alfred Molina (Diego Rivera)
• Geoffrey Rush (Leon Trotskij)
• Ashley Judd (Tina Modotti)
• Valeria Golino (Lupe Marín)
• Edward Norton (Nelson Rockefeller)
• Antonio Banderas (David Siqueiros)
• Mía Maestro (Cristina Kahlo)
• Amelia Zapata (Maid)
• Alejandro Usigli (Professore)
• Diego Luna (Alejandro 'Alex')
• Lucia Bravo (modella)



Genere: Biografico, Drammatico
Durata: 120 min.
Anno: 2002
Nazionalità: Stati Uniti d'America
Voto CinemaDonna: 
Voto del pubblico:  
Ruoli e Interpreti
Produzione Produttore / Producer by: Salma Hayek
Regista: Julie Taymor
Sceneggiatura / Screenwriter_Screenplay: Diana Lake, Anna Thomas
Attore: Edward Norton, Geoffrey Rush
Attrice: Salma Hayek, Mía Maestro, Ashley Judd
Attrice: Valeria Golino
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