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Con gli occhi chiusi

(Con gli occhi chiusi [di Francesca Archibugi])

Con gli occhi chiusi LA TRAMA DEL FILM:








L'amore fra una contadinella e il figlio di un oste arricchito, un padre padrone che, entrato a gamba tesa sul nascente palpito, farà più danno di quanto non si potrebbe immaginare.

(*)


Sceneggiatura/Screenplay tratta dal romanzo di Federico Tozzi.
Fotografia/Cinematography Giuseppe Lanci.
Scenografia/Production Design Davide Bassan.
Costumi/Costume Design Paola Marchesin.
Musica/Music Battista Lena.
Montaggio/Film Editing Roberto Perpignani .
Produzione/Production Leo Pescarolo.
Genere/Category drammatico.

Crescita adolescenziale e strategie femminili in una Toscana inizi secolo dominata dai pregiudizi e dalla miseria.
Un ragazzino un po’ sprovveduto, figlio di uno che ha fatto i soldi con la sua osteria, si innamora di una coetanea che sarà costretta a trasferirsi dalla campagna in città e abbandonare l'amato dal padre padrone che non ha visto di buon occhio quel crescere della loro relazione. La ragazzina non ha molti modi per sopravvivere in città, anzi ne ha uno solo: prostituirsi.
Quando, non più ragazzini, i due si rivedono, lei aspetta un bambino; lui è sempre innamorato e per lei un matrimonio sarebbe la soluzione di tutti i suoi problemi. Ma devono rifare i conti con vecchio l'oste che conoscendo vita (nuova) morte e miracoli della ex bambina e intuendo che vorrebbe caricare sul figlio quel pesante fardello prende di nuovo le contromisure.
-
Film di raffinata fattura, curato nei minimi particolari, ricco di incanti, di echi della memoria. Gli attori disegnano personaggi incisi ad acquaforte: dal despota Marco Messeri alla giovane e molto amata dalla regista Alessia Fungardi, da una ribadita Sandrelli, alla splendida contadina senza veli Angela Molina, da Silvio Vannucci, grintoso e mai domo "Berto", a Debora Caprioglio nel ruolo di una inedita e rarefatta geisha maremmana.

(*) Recensione CD

Toscana, inizi secolo. Tempi duri. Nella campagna ci si veste di stracci, le tavole sono imbandite con le poche cose che la stessa offre e i contadini danno del "lei" ai mocciosi figli della borghesia rampante che fa’ soldi in città ed è convinta di aver comprato, con la terra, anche la vita di chi ci lavora. Domenico (Marco Messeri), un oste senese brutale e prepotente, ha fatto i soldi con una bettola, la trattoria "Pesce Azzurro", ed s'è comprato una fattoria nel cuore del Chianti, attorno a cui gravitano svariate famiglie di contadini, gente che vive in piccole case abbarbicate al casale. Quando lascia la città in calesse e si reca nei suoi possedimenti il burbero Domenico si porta appresso tutta la sua famiglia, la moglie Anna cioè e il figlio Pietro. E' un uomo sprezzante, indisponente, che comanda tutti a bacchetta, come un negriero. In questo suo spadroneggiare nessuno riesce a fermarlo; con l'arma del ricatto, il licenziamento in tronco, ventilando lo spettro della fame, il viscido Domenico arriva ad abusare delle mogli dei braccianti. Il giovane Pietro non sembra destinato a seguire le orme di cotanto padre; forse per incapacità o semplicemente per naturale indisposizione. Nel casale vive una contadinella dagli occhi che sorridono, Ghisola (Alessia Fungardi), coetanea di Pietro. Per lei e tutti gli altri della sua età la vita sembra più vivibile nel casale, fatta com'è di gioco, di sole e di attese; la ragazza, innamorata di un amichetto, deve difendersi dalle attenzioni di Pietro, che le ha messo gli occhi addosso da tempo. Per fortuna le avances del ragazzo sono come lui: innocue. Pietro, infatti, in questa come in tutte le sue cose, si rivela un incapace, uno giovane che deve ancora crescere. Per questo è oggetto delle continue sfuriate di suo padre che lo considera poco meno che un inetto, in una situazione così disperata che neppure i libri o la scuola potranno fare molto per lui. Il ragazzo, comunque, è un privilegiato, è vissuto sempre nella bambagia, coccolato dalla protettrice madre (Stefania Sandrelli), una donna accomodante e remissiva che non ha perso la speranza e si ostina a volerlo mandare a scuola per dargli una istruzione e sognare per lui un grande avvenire. Ghisola, per molti motivi, non ultimi una certa gratitudine e un indistinto timore riverenziale, si sottrae con molto riguardo ai suoi tampinamenti e quell'imbranato padroncino più che altro sembra suscitarle tenerezza. Così, fra le assolate stoppie e gli ombrosi vigneti, si esauriscono con un nulla di fatto le infantili schermaglie amorose del giovane Pietro, mentre fra l'effervescente Ghisola e il suo ragazzo il gioco è molto più succoso e redditizio. In ogni caso sempre la ragazzina, che in fatto di fervore dà punti a tutti, a guidare la danza. Al timido e introverso Pietro, dalle poche frequentazioni, tutto questo sembra bastare e più passa il tempo e più il ragazzino si sente legato alla vitale contadinella. Il burbero oste, cui nulla nella fattoria sfugge, non vede di buon occhio questa che per lui è giù una tresca e tiene gli occhi aperti. Il massimo che potrebbe concedere ai due è un rapporto simile a quello che lui intrattiene le sue lavoranti: sfogo sessuale, iniziazione gratuita, puro e semplice abuso (noto del resto a tutti e silenziosamente sopportato perfino dalla moglie). Ma neppure i contadini vedono di buon occhio quel legame sbilanciato fra la ragazzina e il padroncino, e Ghisola, sorpresa una notte al capanno, sotto la paglia, in compagnia dell'amichetto (al quale, peraltro, aveva semplicemente concesso di dormirle accanto) si becca un "troia" grande come una casa. Per loro, una povera contadinella che avrà da combattere con problemi esistenziali, non a nulla da sperare da una relazione con un signorino. Ghisola sarà costretta a lasciare la fattoria e andare a vivere a Radda, un piccolo centro poco distante, i due ragazzi si perdono di vista e una lettera di Ghisola diventerà per Pietro un evento indimenticabile. A Radda la vita è, s'è possibile, ancora più dura di quella della campagna; ora non ci sono più ragazzi a ronzare attorno a Ghisola, ma pelosi satiri di ogni età; difficile scegliersi come sopravvivere, bisogna solo adattarsi. Ghisola cresce (Debora Caprioglio) e le sue grazie finiscono col dare da vivere ad una vecchia cocotte in disarmo da cui la giovane riceve ospitalità e lezioni di vita. Pietro non la vede da molto tempo ma non l'ha mai dimenticata. Un giorno, per caso, i due si incontrano. Nell'animo di Pietro si rinfocola la cenere dell'amore e si accende, per la prima volta, la fiammella della passione. La ragazza non sperava in tanto, specie ora che attende un bambino; sa che sarà difficile superare lo scoglio del turbolento padre (che di lei conosce vita, morte e miracoli), ma la suggestione di una vita migliore, diversa, la prospettiva di assumere il ruolo di rispettata moglie di un giovanotto che l'ama con tutto il cuore, hanno il sopravvento e lei si lancia in un'impresa per molti versi impossibile. Le bestemmie del vecchio orso si sentono fino a Firenze quando l'uomo sente che quel suo figliolo un po' scemo vorrebbe sposare Ghisola ("ne ha visti più lei di un pisciatoio.. ma te lo sai che per trombare non c'è bisogno di sposarsi ?"). Pietro, che da povero ingenuo non ha mai neppure pensato ad una vita non integerrima di Ghisola, è deciso ad andare fino in fondo, anche perché, come in un momento di lucidità confida all'amica, spera molto da lei ("solo tu mi puoi salvare"). Il guaio è che Pietro è deciso ad andare fino in fondo "rispettandola"; questo si scontra con la pancia già gonfia di Ghisola. C'è la castrazione di un cane in quei giorni nella fattoria dove Ghisola è tornata (esemplare, è stato fatto notare, nella sua simbolicità: Pietro/Edipo, mutilazione/inettitudine; incapacità cioè a reagire, ribellarsi; restare con gli "occhi chiusi"), voluta dall'intransigente Domenico. Ghisola capisce che è inutile continuare a sperare e, fra le lacrime, lascia la fattoria, decisa ad uscire dalla vita di Pietro. Il ragazzo, testardo e disperato, si mette sulle sue tracce e la scova in una "casa chiusa". Protesta, insiste, vorrebbe portarla via, convinto che la ragazza sia lì per sbaglio, perché costretta da qualcuno o qualcosa; santa, patologica, ingenuità! Poi la mazzata definitiva: i suoi occhi cadono sul pancione di Ghisola. Un cosa, questa, non si sarebbe mai aspettato. Fugge via. La mancata illibatezza, è stata troppo pure per lui e il discorso si è chiuso per sempre. Lui ha perso il suo amore, lei non ha potuto scegliersi come vivere. I pregiudizi e la disuguaglianza sociale l'hanno vinto su entrambi. (Giuseppe Scavuzzo, Cinemadonna)

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<<(….) una sintassi volutamente spezzata, un gusto della chiusa in minore, un'attenzione alle figure femminili che sono invece tipicamente Archibugi.”CON GLI OCCHI CHIUSI”è la storia di un conflitto di classe e generazioni e insieme quella di una attrazione fatale: quella che Pietro, figlio di un oste arricchito, ragazzo incerto tra aggressività e dolcezza, morbosamente legato ad una madre tenerissima e protettiva, sente per Ghisola, una contadinella tanto indipendente quanto selvatica, oggetto del desiderio e vittima che si ribella con l'inganno. La loro storia - che Tozzi frammenta in uno stile tutto cose e Archibugi concentra liberamente in due grandi momenti, l'adolescenza e la prima giovinezza dei due protagonisti, ogni tanto perdendosi nei risvolti del racconto - continua dopo le scaramucce infantili anche quando Pietro ritrova Ghisola donna. Senza accorgersi (gli sono tradotti dalla regista con un troppo esplicito fuori fuoco della cinepresa) che la sua amata è ormai perduta, e sta solo cercando di sistemarsi a spese del suo ingenuo amore. Ma la fragile trama, anche se governata con sicurezza, ha meno forza e suscita meno emozioni e meno identificazione dei temi forti della Archibugi e, nella concretezza dell'immagine, gli del protagonista sembrano a tratti null'altro che un ritardo intellettuale. Mentre all'attivo del film è soprattutto l'atmosfera di questo mondo rurale, ilare e tragico, che Archibugi disegna con humour e finezza (…)- (Irene Bignardi, quotidiano "La Repubblica")>>

<<- Dopo Il grande cocomero un'altra riflessione di Francesca Archibugi sui temi della crescita e della diversità; con un'inedita Debora Caprioglio - Divenire adulti è un'impresa ardua e dolorosa. E non da oggi. La Archibugi lo sa bene, e così, dopo Mignon è partita e Il grande cocomero ha voluto provare a rintracciare nel passato questo tema delicatissimo e universale. Lo spunto gliel'ha offerto un romanzo poco noto di Federico Tozzi, autore di inizio secolo in attesa di riscoperta, il quale, sullo sfondo della campagna senese di fine Ottocento, descrive un'iniziazione alla vita attraverso la vicenda di un amore impossibile: quello tra il sensibile signorino Pietro e l'esuberante contadinella Ghisola. Finissimo studio psicologico, Con gli occhi chiusi è anche un film raffinato e colto che alterna citazioni pittoriche (Fattori e i macchiaioli) e cinematografiche (i Taviani, Visconti). Ma la A. evita la trappola del calligrafismo attraverso lo sguardo di una Toscana sanguigna, sensuale e violenta, ben rappresentata dal brutale padre-padrone interpretato con maestria da Marco Messeri. (F. D'A., "Guida ai programmi di Tele+")>>

<<(…) una trascrizione che alterna durezze a eleganze formali, a tratti fin troppo compiaciute. (FilmTV, settimanale di informazione cinem.)>>

F. Archibugi : "Le persone vivono con gli occhi aperti o con gli occhi chiusi: io vivo con gli occhi aperti; mia madre era una creatura che viveva con gli occhi chiusi".

F. Archibugi : "Una storia profondamente sentimentale, una relazione molto intensa e densa di sensualità (...) mi piace il tema dell'inganno, che però anch'esso non si conclude, perché lei alla fine non è abbastanza furba da portarlo all'atto d'amore in modo da convincerlo che il figlio che ha in grembo è suo"

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> passaggio/i TV: 09/02/2011 - Rai Movie
> passaggio/i TV: 08/08/2008 - Raisat CinemaWorld
> passaggio/i TV: 12/03/2006 - Raisat CinemaWorld
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Con: 1. Stefania Sandrelli
2. Sergio Castellitto
3. Debora Caprioglio
4. Alessia Fungardi
5. Marco Messeri
6. Angela Molina
7. Fabio Modesti
8. Laura Betti
9. Fabio Modesti
10. Gabriele Bocciarelli
11. Silvio Vannucci
12. Margarita Lozano
13. Nada Malanima
14. Raffale Vannoli
15. Sergio Pierbattisti
16. Ornella Marini
17. Rocco Papaleo.


Genere: Drammatico, Romantico
Anno: 1994
Nazionalità: Italia
Voto CinemaDonna: 
Voto del pubblico:  
Ruoli e Interpreti
Musica Originale/Music Original by: Battista Lena
Scenografia/Production Design by: Davide Bassan
Arredamento /Art Direction by: Javier Fernandez, Mario Rossetti
Costumista/Costume Design by: Paola Marchesin
Produzione_Produttore/Producer by: Guido De Laurentiis, Leo Pescarolo, Raffaele Donato, Donatella Ibba, Martin Scorsese
Professionalità Varie / Miscell. Crew: Elisabetta Boni
Montaggio/Film Editing by: Roberto Perpignani
Reparto Produzione/Production Management: Claudio Gaeta
Rep.Trucco/Makeup Department: Carlo Barucci
Regista: Francesca Archibugi
Attore: Sergio Castellitto, Fabio Modesti, Massimo Sarchielli
Attrice: Alessia Fungardi, Stefania Sandrelli, Debora Caprioglio, Angela Molina, Laura Betti, Margarita Lozano
Attore: Marco Messeri
Fotografia (Dir.) / Cinematography by: Giuseppe Lanci
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