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Senti chi parla ♥ di Amy Heckerling

(Look who's talking)

Senti chi parla ♥ di Amy Heckerling LA TRAMA DEL FILM:


Sceneggiatura/Screenplay Amy Heckerling.
Fotografia/Cinematography Thomas Del Ruth.
Scenografia/Production Design Reuben Freed.
Costumi/Costume Design Molly Maginnis.
Montaggio/Film Editing Debra Chiate.
Produzione/Production Jonathan D. Krane.
Genere/Category commedia.

Una donna, un amante ricco e un neonato di cui al padre naturale importa poco, deve faticare parecchio prima di accorgersi di uno squattrinato tassista che l'ama.

Una donna partorisce nel taxi che la stava portando di corsa all'ospedale. Tra la donna e il tassista che l'ha aiutata in quel delicato momento e che torna a trovarla a casa dove le dà una mano ad accudire al bambino, nasce una arruffata relazione, puntualmente commentata dal neonato, che ha la divertente caratteristica di pensare ad alta voce. I suoi pensieri da adulto sono un continuo ammiccamento allo spettatore.

Originale e spassoso. Vediamo crescere il neonato da spermatozoo a feto e gli sentiamo commentare ogni fase della crescita. Al nascituro e al neonato prestano la propria voce, in Usa Bruce Willis, in Italia Paolo Villaggio. La Dukakis premio Oscar per STREGATI DALLA LUNA.

- Recensione Cinemadonna

Molly (Kirstie Alley), fiscalista, è innamorata persa dell'attempato Albert (George Segal), un danaroso cliente dello studio commercialista presso cui lavora. Purtroppo Albert è sposato e, nonostante sembri a disagio per questa suo doppio legame e faccia continue promesse di stare per separarsi e mostri di essere lì lì per farlo, ora per un motivo o per un altro, il distacco definitivo viene rinviato e la loro situazione permane precaria. Molly arriva a momenti che non ne può più, appare decisa a chiudere, ma non appena Albert le si avvicina e comincia con le sue sdolcinature lei, sistematicamente, finisce cadere fra le sue braccia, col cedere. Cedi oggi e cedi domani, rimane incinta. L'incontro col suo ginecologo ("Quanti anni hai Molly... bene, meglio tardi che mai") le fa decidere di tenere il bambino. Non ha, però, il coraggio di dire alla madre (Olimpia Dukakis) - il padre non ci sta più con la testa - che ha una relazione extraconiugale e s'inventa una storia di inseminazione artificiale. Albert, avvertito dell'evento, mostra tutta la sua felicità ("il nostro sarà un bambino incredibile.. avrà il tuo visino dolce e il mio senso degli affari, gli compreremo una calcolatrice giocattolo e pannolini firmati Armani"); eppoi, ora che sua moglie ha cambiato psicanalista, è proprio la volta buona che potrà prospettarle un divorzio senza traumi. Quello che disturba Mollie è che ogni volta che stanno insieme lui non faccia altro che parlarle di lei, quel suo continuo fare paragoni ("Sono stufa si sentire parlare di Beth. Beth, Beth, Beth... Mi scervello per capire come hai fatto ad innamorarti di una come lei e, dopo, esserti innamorata di una come me: io ho un diploma di fiscalista e lei è andata a lezioni di danza del ventre; io compro libri di economia lei di magia; quando ho saputo che ero incinta ho deciso di fare testamento, lei aspettava le bambine e faceva studi sulla metempsicosi... Io proprio non riesco a capire Albert"). La pancia cresce e Mollie entra ed esce dalle boutique per comprare tutto quello che serve per il nascituro, che poi sono cosine per sé; deve rifarsi il guardaroba. E' proprio in una di queste boutique che impatta casualmente in Albert, in dolce compagnia. In un lampo passa dallo stupore all'ira e viceversa. Lui ha una giustificazione sensata ("Molly, non te l'ho detto perché non volevo turbare la tua gravidanza.. lo so che sembra tremendo, ma in questo momento attraverso una fase egoistica.. lo ammetto, come fase è intempestiva.."). Si separano. Lei rimane a vagare stordita fra i marciapiedi affollati del centro. Viene inaspettatamente colta dalle doglie. Finalmente un taxi si ferma. James (John Travolta), il tassista, si rende conto della gravità della situazione e si dirige sparato verso il più vicino ospedale. Poi, scambiato per il marito, indossa un camice asettico e si dà da fare per assisterla; le trova anche un medico che le toglie gli spasmi con una iniezione di morfina. Il neonato dà segni di beatitudine per quella dose di ansiolitico e, dopo la nascita, il suo pensiero commenta per la madre l'avvenimento ("Signora, non so lei ma io sono distrutto"). Mollie è decisa a dare un padre al suo piccolo, ma non vuole commettere errori; stavolta è decisa a fare le cose con criterio, mettendo da parte, come le aveva sempre consigliato sua madre, i sentimenti. James, il tassista, che l'ha spassionatamente assistita in quelle ore convulse del parto, torna a farle visita. E' carino con lei, che in quel frangente non gli aveva neppure pagato la corsa. Le riporta persino la borsetta che lei credeva d'avere smarrito e che invece aveva lasciato nel taxi; ed è affettuoso anche col piccolo che da parte sua sente e capisce come un adulto e che James, involontariamente, tratta come tale ("Ti piace il mondo di fuori, eh? è strano, passi nove mesi a cercare di uscire e il resto della tua vita a cercare di rientrare"). James rimane a gironzolare nei paraggi di Molly anche nei giorni seguenti; c'è un motivo: sta approfittando della cassetta delle lettere di lei per farsi spedire lì la posta intestata al nonno onde poter dimostrare che il vecchio abita lì; per poter essere ricoverato in un istituto per anziani l'uomo deve dimostrare di avere la residenza in zona. Una volta scoperto l'inghippo Molly gli propone un accordo: potrà continuare a farsi spedire lì la posta se le farà per un po' da baby-sitter. Così, mentre Molly si dà alla ricerca del padre ideale, James (che, in¬namorato di Molly, non sperava tanto) accudisce al piccolo. Passano i giorni, James si affeziona al piccolo Mikey, lei continua la ricerca di questo benedetto padre per lui. Non chiede la luna, vorrebbe semplicemente, come enumera all'amica del cuore, "un uomo che non sia sposato, che non si droghi, che non sia un alcolista, che non sia pigro, ma neanche che lavori giorno e notte".. Più che altro vuole un uomo che stia accanto al figlio e lo cresca. L'amica è perplessa ("C'è qualche uomo che lo fa ?"). Molly non ne trova neppure uno: gli uomini con cui esce hanno tutti dei difetti che, visti in prospettiva, si ripercuotono sull'educazione di Mikey (il precisino, che fa le pulci al menù e sbraita dietro i logaritmi che il piccolo non ha necessità, al momento, di capire; l'igienista, che ha da ridire sulla pulizia del ristorante, magari darà di matto il giorno che Mikey metterà nel scomparto calzini colorati i calzini bianchi e viceversa; il ragioniere tirchio, che si fa portare in giro per ristoranti e cinema facendo pagare lei (ha seguito i consigli interessati di James che, in realtà, voleva proprio screditarlo). Insomma, non uno che vada bene. Intanto, grazie alla falsa residenza (e a qualche firma che Molly si presta a mettere) il nonno ottiene una bella camera singola nella casa di cura. Anche James si arrangia per vivere. Scroccare il più possibile ai potenti e al sistema è il suo motto. E quotidianamente scrocca telefonate, pasti o altro a ditte o enti; il tutto, unito agli introiti del taxi e ai guadagni come istruttore di volo, gli consente di sopravvivere senza grandi difficoltà. Molly ci sta bene con James, tanto che una volta si lascia convincere a fare un volo nel piccolo aereo da turismo con lui. Fra le nuvole l'atmosfera è allegra, briosa, cordiale. Per James, volare è bello quanto scopare. Molly, ridendo, confessa che personalmente non se lo ricorda più. Quando rientrano a casa, l'atmosfera è ancora eccitata, calda; finiscono a letto. Su più bello, però, Molly si vede proiettata in un futuro terrificante, si vede ricoperta di stracci in una casa affollata di bambini mentre lui, il tassista/padre scroccone, si presenta in casa con un cavolo raccattato in qualche cassonetto dell'immondizia. Non riesce ad andare oltre i primi convenevoli. Costretta dal suo datore di lavoro ad incontrarsi di nuovo con Albert, la fiscalista non può esimersi da fargli vedere una foto del figlio. Lui esclama raggiante che il piccolo ha i suoi stessi occhi, Lei se n'era già accorta ("si, lo so.. hai idea di che casino sia amare tanto qualcuno che somiglia a qualcuno che tu odi tanto"). Quindi, la richiesta di vedere il piccolo. Non si riesce; viene messo fuori dalla porta da James che non lo ritiene un padre modello. Più tardi, quando Albert se n'è andato via da tempo, rientra Molly; le fa una scenata tremenda: non gli aveva detto del padre (gli aveva sempre parlato di inseminazione); è lui il vero padre, afferma categorico, non certo Albert; o almeno "è la cosa più vicina ad un padre". Per Molly, invece, è solo "un bambino cresciuto", non un padre responsabile; basta guardare come si arrangia per vivere. I musi si allungano. Prima di separarsi per sempre da lei e dal piccolo, James, approfittando del fatto che lei è uscita un attimo, si rivolge a Mikey con parole affettuose, come un padre che dà un ultimo saluto al figlio, prima di partire per un lungo viaggio, o come un fratello che dà consigli ad un altro più piccolo. Si dà il caso che Molly rientri e ascolti, non vista, quelle parole. Seppure commossa, evita il confronto col tassista. Più tardi sfuma per la disperata Molly anche l'ultima possibilità perché possa essere Albert il padre di Mikey: l'uomo glissa ancora una volta; non riesce a fare salti di gioia all'idea di accollarsi, oltre alla madre, un figlio che magari gli sfascia tutto e che magari gli riempie di cacca la costosissima scrivania. Molly non riesce a farsene una ragione; si confida col piccolo ("Quando ti porto in qualche posto tutti dicono quanto sei carino e sembrano pazzi di te.. eppoi, l'unica persona che ha un vincolo genetico con te ti tratta in quel modo"). Una fortuita circostanza fa rincontrare Molly con James: il vecchio nonno che continua a combinare guai nella casa di cura. Molly, avvertita come supposta parente, corre dal vecchio come farebbe una vera nipote e mette le cose a posto. Si incontrano nell'ospizio e stanno per separarsi; le loro strade non sembrano destinate ad incontrarsi; ma scoppia il dramma: il non più tanto piccolo Mikey, sfuggito al controllo, sale su una macchina che un carro attrezzi si porta via; inseguimento da cardiopalma tra James con la sua macchina e il carro attrezzi; il tassista rischia poi la vita correndo a piedi in mezzo al traffico caotico, mentre decine di macchine si schiantano l'una contro l'altra. Alla fine, Mikey è sano e salvo, fra le braccia di James. Più tardi, fra quelle di Molly. Lei se lo stringe felice e il piccolo compie il miracolo: "dada", dice, sillabando la sua prima parola. "Credo che abbia voluto dirti: papà", dice lei, scaricando (per l'ultima volta) sul piccolo la responsabilità delle sue scelte. (Beppe Scavuzzo, Cinemadonna)

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Con: .
John Travolta
Kirstie Alley
Olimpia Dukakis
George Segal
Abe Vigoda


Genere: Commedia
Durata: 90 min.
Anno: 1989
Nazionalità: Stati Uniti d'America
Voto CinemaDonna: 
Voto del pubblico:  
Ruoli e Interpreti
Costumista/Costume Design by: Molly Maginnis
Regista: Amy Heckerling, George Segal
Sceneggiatura / Screenwriter_Screenplay: Amy Heckerling
Attore: John Travolta
Attrice: Kirstie Alley
Attrice: Olympia Dukakis
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